I miei Cammini


Brevi storie di passi interiori

Sul camminare ho introdotto qualcosa nella pagina dedicata alle attività outdoor ma a fronte dei due Cammini “lunghi” ( ndr. per chi ha fatto Santiago 200 km sono brevi, brevissimi… 🙂 )

 sento la necessità di condividere qualche riflessione.

I benèfici che apporta il camminare a livello psico fisico e spirituale sono innumerevoli: lo sperimento in prima persona e mi stupisce sempre quanto il Cammino “mi guarisce”.

La premessa è che la “guarigione” é imparare a stare in pace con me stessa e con ciò che mi circonda. Ho la fortuna di non portarmi appresso disagi cronici o invalidanti ma come tutti, ho vari “sassi” nelle tasche o se preferite, qualche peso sulle spalle che lascio a terra volentieri passo passo.

Siamo Esseri bellissimi e complessi con tante parti in dialogo che talvolta confliggono e a volte viviamo lacerazioni interiori che bloccano il naturale fluire della Vita in noi, chiudendoci e inceppando il nostro Cammino inteso come Cammino più ampio su questa terra.

Che sìano ferite antiche non risolte o cicatrici del cuore che la Vita ci ha fatto incontrare, é esperienza comune vivere periodi di fatica e disagio in cui sentiamo di doverci “RITROVARE” con il desiderio di tornare all’ Essenziale e alla RISCOPERTA di senso della nostra vita e quotidianità.

E qui il Cammino inizia il suo processo trasformativo come la goccia d’acqua che erode la roccia permettendoci (ndr.…queste parole nascono dalla mia esperienza personale e da confronti con altri camminatori/pellegrini) di ABBATTERE quelle resistenze, ostacoli interiori che creano distanza tra noi e gli altri e all’interno di noi stessi.

Non è un ABBATTERE con la forza di volontà ma è più un PERMETTERE, un LASCIAR FARE al Cammino, coltivando la fiducia che la Vita è qualcosa di più Grande del nostro IO che si arrovella nei pensieri, nelle emozioni e nelle sensazioni che ci attraversano.

E così camminando vengono a galla dolori e gioie, immagini, emozioni, ricordi,…di tutto un pò…e non devi fare nulla per evitare, risolvere, aggiustare…solo continuare a camminare.

Mi sembra già prodigioso uscire dallo schema del voler essere migliore di quello che sono, del voler andare verso la versione migliore di me stessa, del voler crescere, evolvermi…per RIMANERE invece con ciò che c’è, esattamente così com’è, nutrendo l’intenzione di ACCOGLIERE e APRIRMI alla VITA pienamente.

Non so se riesco a farvi comprendere con le parole la differenza tra il tendere verso un “miglioramento, raggiungimento,etc….” che per me sottende una sottile sfiducia, una sottile mancanza, l’orgoglio che cerca invano di rispondere ad un’idea (fasulla) di perfezione e l’accogliere ciò che di piacevole e spiacevole la vita ci presenta senza la pretesa di modificarlo, plasmarlo, afferrarlo ad uso e consumo dei propri obiettivi.

Provo utilizzando un esempio yogico e un linguaggio più comune: quanto può essere differente inspirare afferrando/prendendo l’aria (con l’inconscia convinzione che non è mai abbastanza) o lasciarsi inspirare dal respiro che dopo l’espirazione ha una pausa naturale di sosta e poi riprende il suo flusso?!

Provare per credere! 🙂

Questa è per me la naturale evoluzione umana che il Cammino fa emergere spontaneamente: coltivare l’intenzione e togliere l’obiettivo, lo schema, la direzione a tutti i costi.

E’ un esercizio di FIDUCIA e UMILTA’. L’ umiltà necessaria a non rimanere vittime di se stessi, delle proprie paturnie e idee su se stessi e sugli altri,…

e com’è difficile ritrovare l’umiltà autentica o un cuore puro quando l’orgoglio è sempre lì a giudicare qualcosa o qualcuno (a partire da noi stessi!), tanto più se ferito da relazioni con la Vita che non sono andate a buon fine – disillusioni, tradimenti, separazioni, lutti improvvisi, ferite, traumi,…-

Nel mio 2° Cammino in cui ho percorso la Via del Nord di Francesco da La Verna ad Assisi ispirato alle peregrinazioni del Santo nel suo fare esperienza di Dio, la percezione della Sua Presenza mi ha costantemente accompagnata sostenendomi e confortandomi nei momenti di difficoltà…

ma sostare nel Santuario della Spogliazione di Assisi mi ha aperto il cuore immergendomi nel luogo in cui il gesto dello SPOGLIARSI dei suoi vestiti senza timore della nudità ( non solo fisica ovviamente) diventa passaggio necessario nella vita spirituale – come ci insegnano i grandi Santi/Saggi delle varie tradizioni.

Togliere invece che aggiungere; sfrondare l’EGO dai suoi attaccamenti e avversioni più che sommare tecniche, pratiche,esperienze, riti, ….in cui ci illudiamo di coprire le nostre ombre, magari indossando “un abito più nobile” ma difficilmente modificando in modo autentico i vecchi schemi di pensiero e azione.

E così il gesto del Camminare agisce ad un livello interiore e ci permette di lasciar cadere a terra le storie che ci raccontiamo su noi stessi e sugli altri, le illusioni della nostra mente, le pretese e i rancori.

Anche se sono un’entusiasta infiammata da questo ardore non è un pensiero magico a guidarmi… il Camminare non è pozione miracolosa e richiede tempo, il tempo interiore in cui si può imparare a stare davanti al proprio cuore in modo sincero e senza timore. Per molti di noi è il Cammino di una vita.

Posso dire quindi che il Camminare, gesto concreto e simbolico della Vita che incède, è un esercizio che apre alla dimensione autentica della Vita e al suo fluire.

Sono infinitamente grata di poterlo vivere in questa esperienza che continua…:-)